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VITTORIO NOVELLI
Amante del bello e della natura, Vittorio,
nato ad Alessandria nel 1968, è il poeta della rugiada, delle ombre,
della luce, delle emozioni implosive, della pelle e del sole riflesso
nella stagnazione di un lago… “Immagini e mare” rappresenta l’esordio.
Dopo alcuni successi in concorsi di prestigio (come il primo premio nel
1999 al “Gran Premio Internazionale d’Arte di Carrara-Halstahammar” per
la sezione poesia e nel precedente 1998 per la sezione fotografia)
ottiene, finalmente, di veder pubblicato il suo primo libro, in cui la
poesia è il tentativo estremo di tradurre in parole, vere e proprie
immagini fotografiche surrealiste. Si offre una sua lirica, dalla
sensualità a fior di pelle.
LUCI
Notturne luci t’attraversano carni,
Pruriginose coperte sepolta,
Spaziano seni randagi,
Fieri nelle fiere di costrizioni dimesse.
Calore, immaginazione di calore
Nel vederti, spoglia in liquefatte
Inibizioni diurne.
Giochi nel palmo
Della mano teso
A rimembrar di crepuscoli
E di quel candore pallido
Che a tondo segna Le ore più lunghe.
Una porta si apre,
Fruscio e primi sono gli occhi
A far coi tuoi una sola cosa.
A poco crisalide, - in quel letto -
Dei tuoi umori rovente,
Scalcia il miracolo promesso
D’identità perdute,
Scalzate d’un essere nuovo.
Raggiungo ogni piega del sonno,
Ogni istante della tua pelle
Combacia ideale nel perimetro mio,
E il calore è uno solo,
Il profumo, prepotente sentore di rosse,
Carnose bacche
A sé portano fame e fiamma
D’arrovellata vita nuova.
Muovi con te l’essenza mia sdraiata,
Riversa, limiti bene avvinghiati
A paradossi instabili,
A curve geometriche
Che il giorno forse reprime.
E dal collo partono scosse
A scuotere foglie di un vento caldo
insistente,
E dalle anche richiami indomiti
A una bellezza riposante,
Dai seni affastellati,
Uno all’altro a premere, gridare,
Fremere d’insieme gioventù:
Bianchi perché puro è il bianco,
Perché neppure un raggio
Possa inesperto violare
L’obbliqua rotondità d’un’illusa
perfezione.
Notturne luci trafiggono carni.
Segni imprudenti mostrano viaggi
E percorsi, scie latenti
Di ancor chiare mani, che tenaci pare
seguano
Un sanguigno, velato flusso.
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