IL PENSIERO DELL'UOMO

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LA MACCHINA DEL TEMPO

 

Abbiamo intervistato fantasticamente l'eroina quindicenne, vissuta durante la seconda guerra mondiale, che con le pagine del suo diario ha commosso milioni di persone in tutto il mondo: ANNALIES MARIE FRANK

 

Ciao!

Il mio vero nome è Annalies Marie Frank, ma tutti mi chiamano Anna, ANNA FRANK, e sono nata il 12 giugno del 1929 a Frankfurt on Main (Germania) da un'agiata famiglia di ebrei tedeschi.

A Frankfurt, mio padre esercitava la professione di banchiere. Dopo le leggi razziali emanate da Hitler nel 1933, la mia famiglia fu costretta ad emigrare in Olanda ed a stabilirsi ad Amsterdam, dove mio padre fondò una piccola ditta commerciale.

Nel maggio 1940, i tedeschi invasero l'Olanda cominciando proprio da questo paese a mettere in atto le discriminazione razziali: io e mia sorella Margot (nata nel '26) dovemmo abbandonare gli studi presso la scuola Montessori e fummo trasferite al Liceo Ebraico; io in prima e Margot in quarta.

 

Nell'estate del '42, in previsione di un peggioramento della situazione degli ebrei nell'Olanda occupata, mio padre prese in seria considerazione l'opportunità di cercare un nascondiglio per tutti noi.

Il 6 luglio dello stesso anno, la mia famiglia, insieme agli amici Van Daan, si chiuse in un alloggio segreto nella casa dove mio padre aveva il suo ufficio.

A seguito di una segnalazione spionistica, il 4 agosto 1944, un tedesco e quattro olandesi della polizia nazista fecero irruzione nell'alloggio segreto: tutti noi "rifugiati clandestini" fummo arrestati, mentre l'alloggio veniva perquisito e saccheggiato dalla Gestapo.

 

Qualche giorno dopo, il nostro "gruppo di rifugiati" fu inviato a Westerbork, il più grande campo di concentramento in Olanda. Il 2 settembre 1944, la mia famiglia fu condotta ad AUSCHWITZ, dove, insieme a mia sorella, fui divisa da mio padre e da mia madre, che di lì a poco morì di consunzione.

Il 30 ottobre dello stesso anno, io e Margot fummo aggregate ad un convoglio di un migliaio di giovani donne inviate a Bergen Belsen.

Nel febbraio 1945, io e Margot, fummo colpite da tifo ed in marzo morii, pochi giorni appresso mia sorella. Tutt'e due fummo sepolte in una fossa comune. Circa tre settimane dopo, le truppe inglesi liberavano Bergen Belsen.

Il mio diario, trovato nell'alloggio segreto e consegnato dopo la guerra a mio padre, unico superstite della famiglia, fu pubblicato ad Amsterdam nel 1947, col titolo originale:

HET ACHTERHUIS (letteralmente: Il retrocasa)

 

Voi lo conoscete con il nome di:

IL DIARIO DI ANNA FRANK

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L’amicizia è bella e fa bene alla salute rendendoci felici e generosi…..

NON CI DOBBIAMO MAI ARRABBIARE

È inutile risentirsi vedendo modificata una propria idea.

Ci si deve rendere conto che nessuno si prende l’onere di apportare modifiche sostanziali se queste non sono determinanti.

Alcune idee subiscono variazioni solo per eccesso di perfezionismo quando il prezzo da pagare è troppo alto.

Bisogna trovare un giusto equilibrio tra “quello che piace” e “quello che è più utile”, ricordandosi sempre che la visione e l’immediatezza in un’opera sono complementari con la stessa.

I conflitti non sono mai produttivi ed è meglio collaborare, con chi porta idee intelligenti nei nostri progetti, purché si persegua un unico scopo.

Pare che il modo più produttivo e gustoso sia discuterne davanti ad un piatto di ravioli.

Max

 

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