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MIRACOLO: LA MONTAGNA DI DIO
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Il Cairo, 10 giugno 1955. Il tramonto è
caldo di sabbia e dipinge di rosso i mille minareti di una città troppo
vecchia per essere ancora viva. In via Emad-el-din c'è una pensione
gestita da un'anziana signora italiana. C'è una camera in quella
pensione dove il mormorio sommesso di cento preghiere legate per la coda
alla tonaca di un prete veste di fastidio la paura di una ragazza che
piange senza lacrime.
Lo scheletro vivo di una donna di 44 anni
è sdraiato sul letto e respira nell'attesa della sepoltura. Quanto pesa
uno scheletro quasi spolpato e quanto pesano gli organi rimasti a
vegetare per pochi spiccioli di vita?
Padre Ludovico non se lo chiede certo,
prega e non spera più. Il medico è stato chiaro: solo un miracolo può
impedire alla Signora della Falce di venire a recidere l'ultimo filo
d'erba in un prato inaridito.
Il giovane prete guarda l'orologio: sono
le 8 p.m. e l'afa è ancora appiccicosa, nonostante il sogno incipiente
della notte nel deserto. Prima di andarsene il buon Ludovico stringe la
mano della donna: è gelida! L'istinto naturale dell'uomo lo porta a
controllare che ci sia ancora vita in quel corpo. Poi, si volta a
guardare la ragazza, accoccolata sulla poltroncina senza stile. È la
figlia della moribonda: è silenziosa e gli mostra gli occhi scavati nel
pianto e la paura dell'inevitabile... Lui le accarezza i capelli,
arricciati in boccoli biondi e profumati di gioventù, quindi le ultime
parole di misericordiosa consolazione e la fuga dell'uomo che non vuol
vedere l'arrivo della Signora!
Il 14 maggio, Padre Ludovico aveva già
amministrato l'Estrema Unzione e lo aveva appena rifatto.
Scende le scale buie e si chiede se,
qualche volta, l'uomo non dimostri troppa fretta di seppellire le sue
paure con i cadaveri degli altri. Il traffico del Cairo, già caotico
come quello di una Milano del 2000, gli fa dimenticare che l'uomo è
l'animale più vile del Creato e che si crede coraggioso quando è
incosciente e si definisce saggio quando fugge da se stesso!
Antoinette, intanto, si è asciugata gli
occhi, forse nella speranza di trovare ancora lacrime, ed ha ricevuto le
visite di cortesia della proprietaria della pensione e di altri
pensionati. Una pittrice su vetro che canta nel coro del Teatro
dell'Opera, un giornalista ebreo e sua moglie, spiccioli della società
poliqualcosa in una città che si è persa nel deserto fin da quando i
romani erano venuti a rompere le scatole agli egizi.
Ora Antoinette è sola e guarda mamma
Carolina e conta le sue ossa, spia i suoi respiri, sobbalzando ad ogni
minima irregolarità.
Ha negli occhi la spregevole sete di
sapere di medici bastardi e carnefici.
Pochi giorni prima, il Dott. Bicharra,
esaminate delle grosse tumefazioni ghiandolari, si era divertito ad
ipotizzare il morbo di Hodgkin, in aggiunta all'accertata
broncospirochetosi del Castellani ed aveva consigliato un esame del
midollo osseo: la puntura sternale. Due scagnozzi avevano immobilizzato
la vittima ed il Prof. Dott. aveva eseguito la condanna!
Così, Carolina, che non aveva urlato
perché senza voce ormai, ora aspetta l'ultima visita con un buco nel
petto che gli anticorpi (se ce ne sono ancora...) non riescono a
cicatrizzare. Antoinette sputa sulla scienza medica e si appallottola
sulla poltrona senza stile per fuggire nel sonno. A mezzanotte il mondo
dell'uomo entra nell'11 giugno. Carolina vive una realtà che oggi si
definirebbe virtuale. Rantoli e respiri si confondono e, lentamente,
l'orologio si avvicina al rendez-vous. Antoinette dorme e, dalla
finestra aperta sul caldo della notte che strappa l'aria al deserto, si
affaccia la Signora! È il tempo, Carolina!
Ancora un attimo, ancora un sogno...
Carolina è sola e sta percorrendo una
strada lunga e sconosciuta. Ma, ecco che un camion le si para davanti e
si ferma, sfacciato, a toglierle il paesaggio. Il camion cresce, diventa
enorme e si trasforma in una montagna di ghiaccio. La donna protesta: è
il suo ultimo sogno e non è giusto che un ostacolo impossibile le
impedisca di camminare ancora un po', di andare avanti verso un futuro
che non le appartiene. E, nella follia della disperazione, la donna
ossuta prova a spingere, coi suoi miseri 35 chili, la montagna che sfida
il cielo. Fermati, Carolina!
Ora si rende conto che la vista è tornata.
Dalla destra, vede avanzare due figure, soffuse di luce. La più alta
delle due è Madre Caterina Troiani, fondatrice delle Francescane
Missionarie del Cuore Immacolato di Maria (dette d'Egitto), vestita con
l'abito marrone, tipico dell'ordine. (In un eccesso teologico,
giornalisti e scrittori riporteranno nei giorni e negli anni successivi
che la Suora era di bianco-vestita...)
La figura più piccola, che la Suora
conduce dolcemente per mano, Carolina la conosce bene e trema di piacere
nel vederla. È sua figlia Gina, scomparsa 12 anni prima, durante il
secondo conflitto mondiale. Aveva solo otto anni e li ha ancora... Vuole
abbracciarla, coccolarla e stringere una realtà virtuale che non
appartiene più alla madre!
- Basta: hai sofferto fin troppo Carolina!
Ora sei guarita. Puoi vedere e parlare. Puoi camminare e venire a
trovarmi: presto!
Ma non è possibile per la madre
raggiungere la figlia: la Suora e la bambina svaniscono. La realtà
virtuale è cambiata! Anche la montagna evapora e si apre una strada
ampia e pulita, illuminata da un sole che sembra Dio. E, sull'asfalto,
c'è scritto un numero, apparentemente "teologico": 33!
Il sogno (o visione?) è finito e Carolina
si sveglia. Si sente viva e guarda la figlia Antoinette dormire sulla
poltrona (senza stile). Guarda...? Ma erano mesi che la vista era
scomparsa! Carolina se ne rende conto e sorride a Dio, da qualche parte
nel mondo e prigioniero nel suo cuore. Sì, guarda e distingue il lume
sul comodino e l'orologio da polso che non indossava da una vita. Sono
le 3, è l'11 giugno 1955! Il momento dell'incontro: una donna e Dio, una
donna ed il mistero di una Suora, morta da oltre 13 lustri, ed una
bambina toltale all'età di otto anni. La montagna di Dio si è mossa:
perché? Se lo chiederanno in molti, ma in quel momento Carolina si sente
bene, si palpa le tumefazioni ghiandolari e sono scomparse. Ce n'era
una, all'inguine, grossa come un uovo di gallina... c'era! Si ricorda
tutto e cerca la ferita della puntura sternale e quella purulenta
all'ascella sinistra. Si sente nuova e prova a parlare: la voce è
tornata come la vista! Si accorge di essersi sollevata a sedere sul
letto. Non avverte dolori, solo sorrisi di vita.
Antoinette dorme profondamente e Carolina
ha fame. Erano tre anni che non avvertiva più stimoli così simpatici...
Un fantasma di 35 chili esce dalla camera dell'hôtel Terminus e si
aggira nei corridoi. Trova la cucina ed apre il frigo: la vista di un
piatto colmo di pesce marinato e di un piattino con polpettine di carne
le regala un sorriso infinito. Divora tutto e poi distrugge una mela
(buccia compresa). Torna in camera e trova dei biscotti ed un bicchiere
di latte: erano la cena di Antoinette. È una termite!
Si avvicina alla figlia e non trattiene la
dolcezza del gesto: una carezza sui capelli. La ragazza si sveglia, la
guarda e, poi, corre a controllare il letto vuoto con gli occhi
impauriti.
- Ninì, sono proprio io! E mi sento bene,
bene, bene...
Ninì (Antoinette) si alza dalla poltrona e
la sfiora, incredula, poi l'abbraccia e non ha suoni in gola. Ride e
piange nel silenzio della gioia.
La madre l'esorta ad andare a chiamare gli
amici: vuole che tutti sappiano, vuole ridere con loro, vuole vivere col
mondo!
Antoinette bussa in tutte le camere, ma
non riesce a parlare e sa solo piangere. Tutti arguiscono che per
Carolina è finita e tentano di consolarla. Bè, Carolina si stufa di
aspettare e si affaccia con una fresca risatina.
Il panico, il terrore e poi il Miracolo
della Fede.
Alle 7 a.m., dopo una doccia in cui la
vita si confonde con l'acqua, Carolina porta a spasso il suo scheletro,
seguita dalla figlia. Antoinette non riesce a tenere il suo passo
spedito e... giovane! Carolina si caccia in una pasticceria e si
strafoga... di buono.
Poi, sconvolge la parrocchia. Padre
Ludovico è già in chiesa e prega per la "povera donna". I brividi del
Mistero e l'entusiasmo della Conferma: Dio è tornato tra gli uomini! Il
giovane prete suggerisce alla donna di non strafare, di tornare
all'hôtel e riposare. Di chiamare il medico e farsi controllare...
Carolina è d'accordo, ma non chiamerà il
medico, andrà a fargli una sorpresina... Quell'ateo ha sfidato Dio:
"Quando vedrò questa moribonda camminare e vivere, io crederò in Te,
Padreterno!"
La moribonda entra nello Studio del Prof.
Grossi alle 9 a.m. Il cameriere egiziano non la riconosce: l'ultima
volta l'aveva vista tre anni prima e pesava oltre 50 chili. Ma nemmeno
Gino Grossi la riconosce subito...
- Non si saluta più una vecchia amica?
L'uomo di scienza, l'ateo si porta la mano
al cuore e si lascia cadere sulla poltroncina. Che scherzo è mai quello?
È solo uno scherzo da Dio per un piccolo uomo che si crede ateo.
Pronuncia la parola Miracolo e scopre Dio in uno scheletro che ride.
Poi, il Professore si aggrappa alla logica e vuole visitare,
radiografare, esaminare. Carolina Scotto di Perta è completamente
guarita! In una sola notte, in un solo sogno, in una sola visione, in un
solo sorriso di Dio!
Il ritorno all'hôtel è il caos:
giornalisti e radiocronisti si sono dati convegno e l'aspettano per
chiedere, constatare, e dubitare, se possibile... Carolina ha una
risposta a tutto per tutti, ma non intende sprecare troppo tempo e, a
mezzodì, scappa dall'albergo, inseguita dal mondo ed accompagnata dalla
figlia e da Gabriella Foscolo (la corista che dipinge sul vetro). Va al
ristorante e festeggia il ritorno.
Prime pagine di giornali, interviste,
controlli incrociati, visite specialistiche ed analisi da vampiri...
Una "revisione" accuratissimo nella
clinica privata di Sua Santità Pio XII (Papa Pacelli), effettuata dal
Prof. Fontana, per accertare che la malattia fosse scomparsa (!). L'anno
successivo, nel novembre del '56, Carolina lascerà l'Egitto coi suoi due
figli, Antoinette e Gino, provvisoriamente (e sarà per sempre!)...
C'è la guerra nel novembre del '56, una
delle tante guerre tra Arabi ed Ebrei, con l'intervento massacrante e
massacratore di Inglesi e Francesi (interessati a difendere i propri
interessi danneggiati dalla nazionalizzazione anticipata del Canale di
Suez) e, da ricchi possidenti, si diventa profughi!
Diciassette giorni chiusi in casa, al
buio... Una guerra senza preavviso e, di conseguenza, si resta senza
cibo né acqua. Una famiglia di egiziani li aiuta dando loro pane, acqua
e del riso (pochissimo, anche gli egiziani erano stati sorpresi dagli
eventi). Una guerra bastarda, come tutte le guerre dove, a volte, si
sventolano nobili ideali che servono a nascondere sporchi interessi.
Paga sempre il popolo e, più di tutti, l'innocente! Una guerra
dissacrante, i Francesi paracadutano, alla fine di un vergognoso tiro al
bersaglio su abitazioni civili, gli "uomini" della Legione Straniera.
Le "belve" si divertono, inseguono soldati
allo sbando e ne fanno scempio. Trovano un ragazzino di nove anni con un
fucile tra le mani, raccolto tra le tante armi lasciate da un esercito
allo sfascio, e lo costringono in un forno. Lo raggiungono e lo
finiscono con le baionette!
"Uomini" della Legione Straniera!
Si paventa il pericolo di un intervento
sovietico e Carolina porta in salvo i figli. In Italia, la patria
idealizzata e quasi sconosciuta. Il nonno di Carolina era approdato in
Egitto al seguito di Luigi Negrelli per l'apertura del leggendario
Canale di Suez. Si era portato la moglie e, alla fine dei lavori, i
coniugi Scotto di Perta si erano ormai innamorati di quelle spiagge di
sabbia finissima, di quel clima mite (un'eterna primavera), del cibo
diverso e saporito, esotico ed invitante...
Per Carolina e per i suoi figli l'Italia è
la Patria che non è mai stata tradita nel tempo. Orgogliosi della
propria cittadinanza sbarcano in Italia. Il Governo Egiziano, quello
nato dalla rivoluzione che ha deposto il Malik Farouk, non vuole più
indietro quegli italiani d'Egitto, ma il Governo Italiano non sa che
farsene di quei profughi.
D'altro canto le Figlie di Madre Caterina
Troiani, troppo impegnate a far beatificare la loro Fondatrice, non si
curano della Miracolata e dei suoi ragazzi... Il processo sarà lungo,
lunghissimo (trent'anni)!
Forse, un giorno, anche la Chiesa e Sua
Santità comprenderanno il messaggio dell'Uomo morto in Croce per dei
miserabili.
Carolina si vestirà di povertà,
dimenticando il lusso del colonialismo, e affronterà 33 anni di
calvario!
Ricordate questo numero sulla strada, dopo
la Montagna di Dio?
Alla fine degli anni settanta,
improvvisamente, le Suore si ricordano della Miracolata e le chiedono
con la massima urgenza un certificato medico che attesti le sue buone
condizioni fisiche, a distanza di tanti anni dalla guarigione
miracolosa. E Carolina, per tutto l'Amore che porta a Madre Caterina
Troiani, si precipita ad esaudire la richiesta. E, poi, ancora silenzio!
Finalmente, alla fine del 1984, giunge la
comunicazione che il Santo Padre ha concesso la Beatificazione proprio
per quel Miracolo di primo grado!
È un Papa nuovo, diverso, forse è una
Speranza!
Carolina si sente felice all'idea di
conoscerLo personalmente e portarGli un Miracolo nel cuore.
La primavera è nell'aria e Roma profuma di
rose. Piazza S. Pietro è gremita fino all'inverosimile. Polizia e
Carabinieri controllano i documenti anche ai piccioni... Carolina
raggiunge il Vaticano con i suoi due figli nel pullman riservato alle
Suore Francescane Missionarie d'Egitto. Si sente fiera d'esser ancora
viva e rendersi utile a Madre Caterina Troiani. Ha sul cappottino
leggero (fa ancora fresco e minaccia pioggia) un autoadesivo con le
piramidi ed il nome della Beata.
La cerimonia si svolge all'aperto (tempo
permettendo), con un palco dedicato al Papa ed alle Autorità. Tra queste
spicca il nome di Giulio Andreotti, che ha dedicato un'introduzione al
libro sulla vita di Madre Caterina e sulla storia del Miracolo. L'ultimo
ad arrivare è proprio Lui, Giovanni Paolo II, e la folla esplode in un
prolungato applauso: una vera ovazione.
È un Papa che conquista.
Ma sono cose del mondo.
Il giorno dopo Sua Santità riceve, un po'
più privatamente, la Miracolata. L'abbraccia e le accarezza con simpatia
paterna il volto e chiede, curioso di sapere e di conoscere. Il Suo
commento è sorprendente: con un sorriso sottolinea che la Miracolata,
almeno per un soffio di eternità, è stata più vicina al Padre di quanto
lo possa essere tutta l'umanità nei millenni. Carolina risponde
emozionata e felice e Gli parla di quelle polpette nel frigo della
pensione in via Emad-el-Din e della vita che ritrovava se stessa.
Poi, Antoinette porge al Papa un proprio
racconto, incisivo e toccante. Giovanni Paolo II promette le di
leggerlo! Dopo qualche mese, invierà alla ragazza un "prezioso
commento". Il racconto è originale ed il Pontefice ammette di essersi
turbato ed emozionato...
S.S. Giovanni Paolo II è un uomo dei
nostri tempi. Ama lo sport, in particolare adora sciare; scarpina su per
i viottoli di montagna ricordando il giovane camoscio che viveva nel Suo
cuore. Ma, forse, non tutti sanno che è stato il protagonista di un
fumetto MARVEL.
Infatti, tratto da "La Vita di Giovanni
Paolo II" scritta dall'amico Mieczyslaw Malinski, il disegnatore John
Tartaglione, su testi di Steven Grant (tradotti dal Messaggero dei
Ragazzi), ha realizzato per la Marvel Comics Group un fumetto di
pregevole fattura e con le eccezionali doti che contraddistinguono
quest'artista.
Le Edizioni PIEMME (di Casale Monferrato)
lo hanno editato in Italia nel 1983. E, con l'occasione, ringrazio
l'amico Don Gian Paolo Cassano che ci ha fornito questo prezioso
materiale.
Vogliamo proprorVi un episodio accaduto
durante la seconda guerra mondiale. La Polonia, la Patria del giovane
Woityla, era oppressa dall'occupazione nazista e Lui viveva alla
giornata, interrogandosi sul proprio futuro e su quel "qualcosa" che
cresceva nell'anima senza rivelarGlisi ancora.
Una sera, camminava in una strada di
periferia, quando un camion pieno di soldati tedeschi lo investì,
lasciandolo… per morto.
Lo trovò una donna, che si preoccupò di
portarlo in ospedale, a Cracovia. Carlo (ci piace "chiamarlo
all'italiana" perché Lo sentiamo "nostro") era ferito gravemente, ma il
pronto ricovero e la Sua forte fibra facilitarono una rapida guarigione.
Cercò la donna per ringraziarla, ma era scomparsa dalla città. A quei
tempi, sparire era molto facile... è bello immaginare che fosse un
Angelo, o la stessa Madonna alla quale Woityla è devotissimo.
In ospedale, aveva ricevuto la visita
dell'amico Tyranowski, che gli aveva regalato un libro "La Notte Scura"
di S. Giovanni della Croce.
Un libro speciale, il Papa lo legge e lo
rilegge tuttora. Quel libro ha segnato il suo cammino sulla terra: è
diventato la Sua ricchezza nella Vita Spirituale.
Per le strade di Cracovia lo aspettava un
altro importante rendez-vous: l'amico Mieczyslaw Malinski, in fuga dagli
uomini ed alla ricerca di un posto dove poter vivere, in attesa della
fine della Grande Follia.
Mieczyslaw scrive e sogna la gloria del
teatro, la polvere del palcoscenico, l'applauso del pubblico.
Woytila è invece un uomo che soffre per
ciò che vede: la sua gente che piange, intere famiglie che scompaiono
inghiottite dai campi di concentramento, ragazzi che crescono senza
cultura e nell'ignoranza dell'antica tradizione, ragazzi che imparano
presto ad odiare: col dolore e col desiderio di potersi vendicare.
Comprende che i giovani sono il futuro
della Polonia: la speranza vive ancora in loro. Così, giorno dopo
giorno, quel "qualcosa" così misterioso, che vive nella Sua anima,
comincia a svelarGli il volto.
Si chiama Fede, si chiama Vocazione, si
chiama Voglia di Dio!
Matura la decisione di conoscere meglio la
propria anima, di incontrare Dio nel cuore, di pregare perché ritorni la
Grande Speranza.
Carlo decide di raggiungere il Castello
del Wawel e, cammin facendo, incontra un altro amico, il giovane Mietek
che appartiene, come lo stesso Woityla, al Rosario Vivente (una
confraternita laico-religiosa).
Il Castello del Wawel, un tempo, era la
residenza dei Re di Polonia. La costruzione è un meraviglioso insieme di
cortili e di cattedrali..
In quegli anni bui e terribili, al posto
del Re, c'era il Dr Hans Frank, il Governatore Germanico di tutta la
Polonia.
Però, nella Cattedrale vivevano ancora dei
sacerdoti che celebravano messa.
Ovviamente, Wooityla era diretto da loro:
il cammino, tappa dopo tappa, lo avvicinava al Suo destino di Pastore di
Anime.
Forse, senza la guerra, l'uomo avrebbe
conosciuto un futuro diverso: Egli amava scrivere, aveva una vera
passione per il teatro e coltivava lo spirito con la grande musica
lirica. Non tutti sanno che l'opera preferita del Papa sia "La Bohème"
di Giacomo Puccini e che un Suo sogno segreto fosse di cantarne un
duetto con un soprano lirico. Tempo addietro, ce lo confidò proprio Gina
Carelli, il soprano che avete conosciuto nel secondo numero di
Apocalisse e che fu, per qualche tempo, anche sceneggiatrice di fumetti.
Forse, anche lei aveva sognato di cantare
col Papa, di cantare con Dio.
Io dico che ora il suo desiderio è
diventato realtà.
Oltre i confini del tempo.
Camminiamo insieme.
Nella seconda parte del secolo, il pianeta
e la vita dell'uomo hanno subito e prodotto cambiamenti paragonabili
alla misteriosa scomparsa dei dinosauri. Anche la Chiesa di Cristo si è
mossa, molto più lentamente, trasportando il peso di secoli, di errori
umani e la meta è la Fede nel Cristo.
Il Figlio ci attende col Padre e noi non
dobbiamo perdere quel rendez-vous. La Chiesa deve aiutarci e noi
dobbiamo aiutare la Chiesa.
Così, l'uomo che sale sul trono di Pietro
ha la responsabilità di arricchirsi di tutti noi e di condurci, come
Mosé, verso una Terra Promessa più importante della terra di Israele. È
il territorio del Padre.
Questo cammino è difficile e l'uomo deve
ricordare che non può percorrerlo senza la donna. Nel passato, per
lunghissimo tempo, la Chiesa ci ha provato: ha ignorato, con la donna,
la fonte della vita stessa. Ed è rimasta immobile, come il dinosauro, ad
aspettare la fine. Poi, sono arrivati degli uomini nuovi e, lentamente
(sottolineo troppo lentamente), ha ripreso il percorso che nei desideri
del Cristo doveva essere una corsa per velocisti!
Carolina, Contessa Scotto di Perta (che,
all'epoca, la Chiesa, come lo stesso Stato Italiano, chiamava solo
Sig.ra Esposito... e sottolineo il fatto perché io stesso, pur essendo
uomo, non comprendo come mai la donna sia stata, e lo è tuttora, così
umiliata da dover rinunciare al proprio cognome. Castrata nel non poter
trasmetterlo ai propri figli!) ha attraversato, col lungo processo di
Beatificazione, mezzo secolo di Papi e le sue impressioni ci possono
aiutare a capire gli uomini del Trono e l'evoluzione del Cristianesimo.
Ha conosciuto Eugenio Pacelli (Pio XII),
un uomo dotto, dedito agli studi ed alla cultura. Un uomo tutto d'un
pezzo, all'apparenza...
Quando Gli fu presentata dalla Madre
Superiora delle Francescane Missionarie d'Egitto (in Roma...), la
Miracolata pesava ancora solo 35 chili ed era pelle ed ossa! La
Superiora pretendeva che s'inginocchiasse davanti al Santo Padre, ma Pio
XII dimostrò l'amore per il Suo gregge, il rispetto per il Disegno del
Padre e lo impedì, abbracciando la donna.
Questo aneddoto conquistò il cuore di
Carolina. Pacelli, laureato in Teologia ed in utroque iure, Docente di
Diritto Canonico fu, a mio giudizio, il primo Papa della storia a
comprendere l'importanza della donna... in Maria. Correva l'anno 1950,
l'Anno Santo, ed in quell'occasione Pio XII proclamò il dogma
dell'Assunzione Corporea della Madonna.
Era il primo passettino.
Giovanni XXIII, il Papa coraggioso che
assunse il nome di colui che fu un antipapa (Baldassarre Cossa,
1370-1419), fu molto devoto alla Madonna, facendo però un passo
indietro. La Madonna era la Grande Madre del Cristo, non il simbolo
vivente della donna.
Fu un Papa Buono, amò tutti gli uomini
come fossero Suoi figli, ma era di stampo troppo antico e, forse,
ragionava troppo da uomo e uomo di chiesa.
Con Paolo VI, Carolina ebbe l'impressione
di incontrare un uomo tormentato. Cercava Dio ed il cammino per portare
l'uomo a Cristo ed al Padre.
Quel cammino è percorribile soltanto
all'Unità. E Unità si traduce in un Uomo ed una Donna insieme. Due corpi
per un'anima sola, destinata a riformare l'Origine e Dio stesso.
Anche con Paolo VI, purtroppo, la Chiesa
non percorse troppa strada. Forse, però, gettò le basi per l'Uomo Nuovo,
venuto dall'Est.
Woityla è l'uomo che ha tre rose nel
cuore:
1 - la Devozione per Maria,
2 - l'Amore per la Madre
3 - ed un ricordo dolcissimo che
appartiene solo all'uomo.
È un Papa diverso, uno straniero che fa
del mondo intero la Sua patria. E vorrebbe portare questa patria al
Padre. Forse i Suoi passi sarebbero molto più spediti ed audaci, ma il
Clero è una palla al piede e lo frena. Lui, Giovanni Paolo II, il Papa
che ha fuso insieme la Bontà di Giovanni XXIII, la Genialità di Paolo
VI, ed il rivoluzionario che era nel cuore di quel Giovanni Paolo I
morto troppo presto, riesce ugualmente a camminare e procede. Le sue
mani stringono quelle di tre donne ed il sentiero di Cristo si fa più
facile.
Grazie Woityla!
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