MIRACOLO: LA MONTAGNA DI DIO

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Il Cairo, 10 giugno 1955. Il tramonto è caldo di sabbia e dipinge di rosso i mille minareti di una città troppo vecchia per essere ancora viva. In via Emad-el-din c'è una pensione gestita da un'anziana signora italiana. C'è una camera in quella pensione dove il mormorio sommesso di cento preghiere legate per la coda alla tonaca di un prete veste di fastidio la paura di una ragazza che piange senza lacrime.

Lo scheletro vivo di una donna di 44 anni è sdraiato sul letto e respira nell'attesa della sepoltura. Quanto pesa uno scheletro quasi spolpato e quanto pesano gli organi rimasti a vegetare per pochi spiccioli di vita?

Padre Ludovico non se lo chiede certo, prega e non spera più. Il medico è stato chiaro: solo un miracolo può impedire alla Signora della Falce di venire a recidere l'ultimo filo d'erba in un prato inaridito.

Il giovane prete guarda l'orologio: sono le 8 p.m. e l'afa è ancora appiccicosa, nonostante il sogno incipiente della notte nel deserto. Prima di andarsene il buon Ludovico stringe la mano della donna: è gelida! L'istinto naturale dell'uomo lo porta a controllare che ci sia ancora vita in quel corpo. Poi, si volta a guardare la ragazza, accoccolata sulla poltroncina senza stile. È la figlia della moribonda: è silenziosa e gli mostra gli occhi scavati nel pianto e la paura dell'inevitabile... Lui le accarezza i capelli, arricciati in boccoli biondi e profumati di gioventù, quindi le ultime parole di misericordiosa consolazione e la fuga dell'uomo che non vuol vedere l'arrivo della Signora!

 

Il 14 maggio, Padre Ludovico aveva già amministrato l'Estrema Unzione e lo aveva appena rifatto.

Scende le scale buie e si chiede se, qualche volta, l'uomo non dimostri troppa fretta di seppellire le sue paure con i cadaveri degli altri. Il traffico del Cairo, già caotico come quello di una Milano del 2000, gli fa dimenticare che l'uomo è l'animale più vile del Creato e che si crede coraggioso quando è incosciente e si definisce saggio quando fugge da se stesso!

Antoinette, intanto, si è asciugata gli occhi, forse nella speranza di trovare ancora lacrime, ed ha ricevuto le visite di cortesia della proprietaria della pensione e di altri pensionati. Una pittrice su vetro che canta nel coro del Teatro dell'Opera, un giornalista ebreo e sua moglie, spiccioli della società poliqualcosa in una città che si è persa nel deserto fin da quando i romani erano venuti a rompere le scatole agli egizi.

Ora Antoinette è sola e guarda mamma Carolina e conta le sue ossa, spia i suoi respiri, sobbalzando ad ogni minima irregolarità.

Ha negli occhi la spregevole sete di sapere di medici bastardi e carnefici.

Pochi giorni prima, il Dott. Bicharra, esaminate delle grosse tumefazioni ghiandolari, si era divertito ad ipotizzare il morbo di Hodgkin, in aggiunta all'accertata broncospirochetosi del Castellani ed aveva consigliato un esame del midollo osseo: la puntura sternale. Due scagnozzi avevano immobilizzato la vittima ed il Prof. Dott. aveva eseguito la condanna!

 

Così, Carolina, che non aveva urlato perché senza voce ormai, ora aspetta l'ultima visita con un buco nel petto che gli anticorpi (se ce ne sono ancora...) non riescono a cicatrizzare. Antoinette sputa sulla scienza medica e si appallottola sulla poltrona senza stile per fuggire nel sonno. A mezzanotte il mondo dell'uomo entra nell'11 giugno. Carolina vive una realtà che oggi si definirebbe virtuale. Rantoli e respiri si confondono e, lentamente, l'orologio si avvicina al rendez-vous. Antoinette dorme e, dalla finestra aperta sul caldo della notte che strappa l'aria al deserto, si affaccia la Signora! È il tempo, Carolina!

Ancora un attimo, ancora un sogno...

Carolina è sola e sta percorrendo una strada lunga e sconosciuta. Ma, ecco che un camion le si para davanti e si ferma, sfacciato, a toglierle il paesaggio. Il camion cresce, diventa enorme e si trasforma in una montagna di ghiaccio. La donna protesta: è il suo ultimo sogno e non è giusto che un ostacolo impossibile le impedisca di camminare ancora un po', di andare avanti verso un futuro che non le appartiene. E, nella follia della disperazione, la donna ossuta prova a spingere, coi suoi miseri 35 chili, la montagna che sfida il cielo. Fermati, Carolina!

Ora si rende conto che la vista è tornata. Dalla destra, vede avanzare due figure, soffuse di luce. La più alta delle due è Madre Caterina Troiani, fondatrice delle Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria (dette d'Egitto), vestita con l'abito marrone, tipico dell'ordine. (In un eccesso teologico, giornalisti e scrittori riporteranno nei giorni e negli anni successivi che la Suora era di bianco-vestita...)

 

La figura più piccola, che la Suora conduce dolcemente per mano, Carolina la conosce bene e trema di piacere nel vederla. È sua figlia Gina, scomparsa 12 anni prima, durante il secondo conflitto mondiale. Aveva solo otto anni e li ha ancora... Vuole abbracciarla, coccolarla e stringere una realtà virtuale che non appartiene più alla madre!

- Basta: hai sofferto fin troppo Carolina! Ora sei guarita. Puoi vedere e parlare. Puoi camminare e venire a trovarmi: presto!

Ma non è possibile per la madre raggiungere la figlia: la Suora e la bambina svaniscono. La realtà virtuale è cambiata! Anche la montagna evapora e si apre una strada ampia e pulita, illuminata da un sole che sembra Dio. E, sull'asfalto, c'è scritto un numero, apparentemente "teologico": 33!

Il sogno (o visione?) è finito e Carolina si sveglia. Si sente viva e guarda la figlia Antoinette dormire sulla poltrona (senza stile). Guarda...? Ma erano mesi che la vista era scomparsa! Carolina se ne rende conto e sorride a Dio, da qualche parte nel mondo e prigioniero nel suo cuore. Sì, guarda e distingue il lume sul comodino e l'orologio da polso che non indossava da una vita. Sono le 3, è l'11 giugno 1955! Il momento dell'incontro: una donna e Dio, una donna ed il mistero di una Suora, morta da oltre 13 lustri, ed una bambina toltale all'età di otto anni. La montagna di Dio si è mossa: perché? Se lo chiederanno in molti, ma in quel momento Carolina si sente bene, si palpa le tumefazioni ghiandolari e sono scomparse. Ce n'era una, all'inguine, grossa come un uovo di gallina... c'era! Si ricorda tutto e cerca la ferita della puntura sternale e quella purulenta all'ascella sinistra. Si sente nuova e prova a parlare: la voce è tornata come la vista! Si accorge di essersi sollevata a sedere sul letto. Non avverte dolori, solo sorrisi di vita.

 

Antoinette dorme profondamente e Carolina ha fame. Erano tre anni che non avvertiva più stimoli così simpatici... Un fantasma di 35 chili esce dalla camera dell'hôtel Terminus e si aggira nei corridoi. Trova la cucina ed apre il frigo: la vista di un piatto colmo di pesce marinato e di un piattino con polpettine di carne le regala un sorriso infinito. Divora tutto e poi distrugge una mela (buccia compresa). Torna in camera e trova dei biscotti ed un bicchiere di latte: erano la cena di Antoinette. È una termite!

Si avvicina alla figlia e non trattiene la dolcezza del gesto: una carezza sui capelli. La ragazza si sveglia, la guarda e, poi, corre a controllare il letto vuoto con gli occhi impauriti.

- Ninì, sono proprio io! E mi sento bene, bene, bene...

Ninì (Antoinette) si alza dalla poltrona e la sfiora, incredula, poi l'abbraccia e non ha suoni in gola. Ride e piange nel silenzio della gioia.

La madre l'esorta ad andare a chiamare gli amici: vuole che tutti sappiano, vuole ridere con loro, vuole vivere col mondo!

Antoinette bussa in tutte le camere, ma non riesce a parlare e sa solo piangere. Tutti arguiscono che per Carolina è finita e tentano di consolarla. Bè, Carolina si stufa di aspettare e si affaccia con una fresca risatina.

Il panico, il terrore e poi il Miracolo della Fede.

Alle 7 a.m., dopo una doccia in cui la vita si confonde con l'acqua, Carolina porta a spasso il suo scheletro, seguita dalla figlia. Antoinette non riesce a tenere il suo passo spedito e... giovane! Carolina si caccia in una pasticceria e si strafoga... di buono.

 

Poi, sconvolge la parrocchia. Padre Ludovico è già in chiesa e prega per la "povera donna". I brividi del Mistero e l'entusiasmo della Conferma: Dio è tornato tra gli uomini! Il giovane prete suggerisce alla donna di non strafare, di tornare all'hôtel e riposare. Di chiamare il medico e farsi controllare...

Carolina è d'accordo, ma non chiamerà il medico, andrà a fargli una sorpresina... Quell'ateo ha sfidato Dio: "Quando vedrò questa moribonda camminare e vivere, io crederò in Te, Padreterno!"

La moribonda entra nello Studio del Prof. Grossi alle 9 a.m. Il cameriere egiziano non la riconosce: l'ultima volta l'aveva vista tre anni prima e pesava oltre 50 chili. Ma nemmeno Gino Grossi la riconosce subito...

- Non si saluta più una vecchia amica?

L'uomo di scienza, l'ateo si porta la mano al cuore e si lascia cadere sulla poltroncina. Che scherzo è mai quello? È solo uno scherzo da Dio per un piccolo uomo che si crede ateo. Pronuncia la parola Miracolo e scopre Dio in uno scheletro che ride. Poi, il Professore si aggrappa alla logica e vuole visitare, radiografare, esaminare. Carolina Scotto di Perta è completamente guarita! In una sola notte, in un solo sogno, in una sola visione, in un solo sorriso di Dio!

Il ritorno all'hôtel è il caos: giornalisti e radiocronisti si sono dati convegno e l'aspettano per chiedere, constatare, e dubitare, se possibile... Carolina ha una risposta a tutto per tutti, ma non intende sprecare troppo tempo e, a mezzodì, scappa dall'albergo, inseguita dal mondo ed accompagnata dalla figlia e da Gabriella Foscolo (la corista che dipinge sul vetro). Va al ristorante e festeggia il ritorno.

Prime pagine di giornali, interviste, controlli incrociati, visite specialistiche ed analisi da vampiri...

 

Una "revisione" accuratissimo nella clinica privata di Sua Santità Pio XII (Papa Pacelli), effettuata dal Prof. Fontana, per accertare che la malattia fosse scomparsa (!). L'anno successivo, nel novembre del '56, Carolina lascerà l'Egitto coi suoi due figli, Antoinette e Gino, provvisoriamente (e sarà per sempre!)...

C'è la guerra nel novembre del '56, una delle tante guerre tra Arabi ed Ebrei, con l'intervento massacrante e massacratore di Inglesi e Francesi (interessati a difendere i propri interessi danneggiati dalla nazionalizzazione anticipata del Canale di Suez) e, da ricchi possidenti, si diventa profughi!

Diciassette giorni chiusi in casa, al buio... Una guerra senza preavviso e, di conseguenza, si resta senza cibo né acqua. Una famiglia di egiziani li aiuta dando loro pane, acqua e del riso (pochissimo, anche gli egiziani erano stati sorpresi dagli eventi). Una guerra bastarda, come tutte le guerre dove, a volte, si sventolano nobili ideali che servono a nascondere sporchi interessi. Paga sempre il popolo e, più di tutti, l'innocente! Una guerra dissacrante, i Francesi paracadutano, alla fine di un vergognoso tiro al bersaglio su abitazioni civili, gli "uomini" della Legione Straniera.

Le "belve" si divertono, inseguono soldati allo sbando e ne fanno scempio. Trovano un ragazzino di nove anni con un fucile tra le mani, raccolto tra le tante armi lasciate da un esercito allo sfascio, e lo costringono in un forno. Lo raggiungono e lo finiscono con le baionette!

"Uomini" della Legione Straniera!

 

Si paventa il pericolo di un intervento sovietico e Carolina porta in salvo i figli. In Italia, la patria idealizzata e quasi sconosciuta. Il nonno di Carolina era approdato in Egitto al seguito di Luigi Negrelli per l'apertura del leggendario Canale di Suez. Si era portato la moglie e, alla fine dei lavori, i coniugi Scotto di Perta si erano ormai innamorati di quelle spiagge di sabbia finissima, di quel clima mite (un'eterna primavera), del cibo diverso e saporito, esotico ed invitante...

Per Carolina e per i suoi figli l'Italia è la Patria che non è mai stata tradita nel tempo. Orgogliosi della propria cittadinanza sbarcano in Italia. Il Governo Egiziano, quello nato dalla rivoluzione che ha deposto il Malik Farouk, non vuole più indietro quegli italiani d'Egitto, ma il Governo Italiano non sa che farsene di quei profughi.

D'altro canto le Figlie di Madre Caterina Troiani, troppo impegnate a far beatificare la loro Fondatrice, non si curano della Miracolata e dei suoi ragazzi... Il processo sarà lungo, lunghissimo (trent'anni)!

Forse, un giorno, anche la Chiesa e Sua Santità comprenderanno il messaggio dell'Uomo morto in Croce per dei miserabili.

Carolina si vestirà di povertà, dimenticando il lusso del colonialismo, e affronterà 33 anni di calvario!

Ricordate questo numero sulla strada, dopo la Montagna di Dio?

 

Alla fine degli anni settanta, improvvisamente, le Suore si ricordano della Miracolata e le chiedono con la massima urgenza un certificato medico che attesti le sue buone condizioni fisiche, a distanza di tanti anni dalla guarigione miracolosa. E Carolina, per tutto l'Amore che porta a Madre Caterina Troiani, si precipita ad esaudire la richiesta. E, poi, ancora silenzio!

Finalmente, alla fine del 1984, giunge la comunicazione che il Santo Padre ha concesso la Beatificazione proprio per quel Miracolo di primo grado!

È un Papa nuovo, diverso, forse è una Speranza!

Carolina si sente felice all'idea di conoscerLo personalmente e portarGli un Miracolo nel cuore.

La primavera è nell'aria e Roma profuma di rose. Piazza S. Pietro è gremita fino all'inverosimile. Polizia e Carabinieri controllano i documenti anche ai piccioni... Carolina raggiunge il Vaticano con i suoi due figli nel pullman riservato alle Suore Francescane Missionarie d'Egitto. Si sente fiera d'esser ancora viva e rendersi utile a Madre Caterina Troiani. Ha sul cappottino leggero (fa ancora fresco e minaccia pioggia) un autoadesivo con le piramidi ed il nome della Beata.

La cerimonia si svolge all'aperto (tempo permettendo), con un palco dedicato al Papa ed alle Autorità. Tra queste spicca il nome di Giulio Andreotti, che ha dedicato un'introduzione al libro sulla vita di Madre Caterina e sulla storia del Miracolo. L'ultimo ad arrivare è proprio Lui, Giovanni Paolo II, e la folla esplode in un prolungato applauso: una vera ovazione.

 

 

È un Papa che conquista.

Ma sono cose del mondo.

Il giorno dopo Sua Santità riceve, un po' più privatamente, la Miracolata. L'abbraccia e le accarezza con simpatia paterna il volto e chiede, curioso di sapere e di conoscere. Il Suo commento è sorprendente: con un sorriso sottolinea che la Miracolata, almeno per un soffio di eternità, è stata più vicina al Padre di quanto lo possa essere tutta l'umanità nei millenni. Carolina risponde emozionata e felice e Gli parla di quelle polpette nel frigo della pensione in via Emad-el-Din e della vita che ritrovava se stessa.

Poi, Antoinette porge al Papa un proprio racconto, incisivo e toccante. Giovanni Paolo II promette le di leggerlo! Dopo qualche mese, invierà alla ragazza un "prezioso commento". Il racconto è originale ed il Pontefice ammette di essersi turbato ed emozionato...

S.S. Giovanni Paolo II è un uomo dei nostri tempi. Ama lo sport, in particolare adora sciare; scarpina su per i viottoli di montagna ricordando il giovane camoscio che viveva nel Suo cuore. Ma, forse, non tutti sanno che è stato il protagonista di un fumetto MARVEL.

 

Infatti, tratto da "La Vita di Giovanni Paolo II" scritta dall'amico Mieczyslaw Malinski, il disegnatore John Tartaglione, su testi di Steven Grant (tradotti dal Messaggero dei Ragazzi), ha realizzato per la Marvel Comics Group un fumetto di pregevole fattura e con le eccezionali doti che contraddistinguono quest'artista.

Le Edizioni PIEMME (di Casale Monferrato) lo hanno editato in Italia nel 1983. E, con l'occasione, ringrazio l'amico Don Gian Paolo Cassano che ci ha fornito questo prezioso materiale.

Vogliamo proprorVi un episodio accaduto durante la seconda guerra mondiale. La Polonia, la Patria del giovane Woityla, era oppressa dall'occupazione nazista e Lui viveva alla giornata, interrogandosi sul proprio futuro e su quel "qualcosa" che cresceva nell'anima senza rivelarGlisi ancora.

Una sera, camminava in una strada di periferia, quando un camion pieno di soldati tedeschi lo investì, lasciandolo… per morto.

Lo trovò una donna, che si preoccupò di portarlo in ospedale, a Cracovia. Carlo (ci piace "chiamarlo all'italiana" perché Lo sentiamo "nostro") era ferito gravemente, ma il pronto ricovero e la Sua forte fibra facilitarono una rapida guarigione. Cercò la donna per ringraziarla, ma era scomparsa dalla città. A quei tempi, sparire era molto facile... è bello immaginare che fosse un Angelo, o la stessa Madonna alla quale Woityla è devotissimo.

In ospedale, aveva ricevuto la visita dell'amico Tyranowski, che gli aveva regalato un libro "La Notte Scura" di S. Giovanni della Croce.

 

Un libro speciale, il Papa lo legge e lo rilegge tuttora. Quel libro ha segnato il suo cammino sulla terra: è diventato la Sua ricchezza nella Vita Spirituale.

Per le strade di Cracovia lo aspettava un altro importante rendez-vous: l'amico Mieczyslaw Malinski, in fuga dagli uomini ed alla ricerca di un posto dove poter vivere, in attesa della fine della Grande Follia.

Mieczyslaw scrive e sogna la gloria del teatro, la polvere del palcoscenico, l'applauso del pubblico.

Woytila è invece un uomo che soffre per ciò che vede: la sua gente che piange, intere famiglie che scompaiono inghiottite dai campi di concentramento, ragazzi che crescono senza cultura e nell'ignoranza dell'antica tradizione, ragazzi che imparano presto ad odiare: col dolore e col desiderio di potersi vendicare.

Comprende che i giovani sono il futuro della Polonia: la speranza vive ancora in loro. Così, giorno dopo giorno, quel "qualcosa" così misterioso, che vive nella Sua anima, comincia a svelarGli il volto.

Si chiama Fede, si chiama Vocazione, si chiama Voglia di Dio!

Matura la decisione di conoscere meglio la propria anima, di incontrare Dio nel cuore, di pregare perché ritorni la Grande Speranza.

 

Carlo decide di raggiungere il Castello del Wawel e, cammin facendo, incontra un altro amico, il giovane Mietek che appartiene, come lo stesso Woityla, al Rosario Vivente (una confraternita laico-religiosa).

Il Castello del Wawel, un tempo, era la residenza dei Re di Polonia. La costruzione è un meraviglioso insieme di cortili e di cattedrali..

In quegli anni bui e terribili, al posto del Re, c'era il Dr Hans Frank, il Governatore Germanico di tutta la Polonia.

Però, nella Cattedrale vivevano ancora dei sacerdoti che celebravano messa.

Ovviamente, Wooityla era diretto da loro: il cammino, tappa dopo tappa, lo avvicinava al Suo destino di Pastore di Anime.

Forse, senza la guerra, l'uomo avrebbe conosciuto un futuro diverso: Egli amava scrivere, aveva una vera passione per il teatro e coltivava lo spirito con la grande musica lirica. Non tutti sanno che l'opera preferita del Papa sia "La Bohème" di Giacomo Puccini e che un Suo sogno segreto fosse di cantarne un duetto con un soprano lirico. Tempo addietro, ce lo confidò proprio Gina Carelli, il soprano che avete conosciuto nel secondo numero di Apocalisse e che fu, per qualche tempo, anche sceneggiatrice di fumetti.

Forse, anche lei aveva sognato di cantare col Papa, di cantare con Dio.

Io dico che ora il suo desiderio è diventato realtà.

 

Oltre i confini del tempo.

Camminiamo insieme.

Nella seconda parte del secolo, il pianeta e la vita dell'uomo hanno subito e prodotto cambiamenti paragonabili alla misteriosa scomparsa dei dinosauri. Anche la Chiesa di Cristo si è mossa, molto più lentamente, trasportando il peso di secoli, di errori umani e la meta è la Fede nel Cristo.

Il Figlio ci attende col Padre e noi non dobbiamo perdere quel rendez-vous. La Chiesa deve aiutarci e noi dobbiamo aiutare la Chiesa.

Così, l'uomo che sale sul trono di Pietro ha la responsabilità di arricchirsi di tutti noi e di condurci, come Mosé, verso una Terra Promessa più importante della terra di Israele. È il territorio del Padre.

Questo cammino è difficile e l'uomo deve ricordare che non può percorrerlo senza la donna. Nel passato, per lunghissimo tempo, la Chiesa ci ha provato: ha ignorato, con la donna, la fonte della vita stessa. Ed è rimasta immobile, come il dinosauro, ad aspettare la fine. Poi, sono arrivati degli uomini nuovi e, lentamente (sottolineo troppo lentamente), ha ripreso il percorso che nei desideri del Cristo doveva essere una corsa per velocisti!

Carolina, Contessa Scotto di Perta (che, all'epoca, la Chiesa, come lo stesso Stato Italiano, chiamava solo Sig.ra Esposito... e sottolineo il fatto perché io stesso, pur essendo uomo, non comprendo come mai la donna sia stata, e lo è tuttora, così umiliata da dover rinunciare al proprio cognome. Castrata nel non poter trasmetterlo ai propri figli!) ha attraversato, col lungo processo di Beatificazione, mezzo secolo di Papi e le sue impressioni ci possono aiutare a capire gli uomini del Trono e l'evoluzione del Cristianesimo.

 

Ha conosciuto Eugenio Pacelli (Pio XII), un uomo dotto, dedito agli studi ed alla cultura. Un uomo tutto d'un pezzo, all'apparenza...

Quando Gli fu presentata dalla Madre Superiora delle Francescane Missionarie d'Egitto (in Roma...), la Miracolata pesava ancora solo 35 chili ed era pelle ed ossa! La Superiora pretendeva che s'inginocchiasse davanti al Santo Padre, ma Pio XII dimostrò l'amore per il Suo gregge, il rispetto per il Disegno del Padre e lo impedì, abbracciando la donna.

Questo aneddoto conquistò il cuore di Carolina. Pacelli, laureato in Teologia ed in utroque iure, Docente di Diritto Canonico fu, a mio giudizio, il primo Papa della storia a comprendere l'importanza della donna... in Maria. Correva l'anno 1950, l'Anno Santo, ed in quell'occasione Pio XII proclamò il dogma dell'Assunzione Corporea della Madonna.

Era il primo passettino.

Giovanni XXIII, il Papa coraggioso che assunse il nome di colui che fu un antipapa (Baldassarre Cossa, 1370-1419), fu molto devoto alla Madonna, facendo però un passo indietro. La Madonna era la Grande Madre del Cristo, non il simbolo vivente della donna.

Fu un Papa Buono, amò tutti gli uomini come fossero Suoi figli, ma era di stampo troppo antico e, forse, ragionava troppo da uomo e uomo di chiesa.

Con Paolo VI, Carolina ebbe l'impressione di incontrare un uomo tormentato. Cercava Dio ed il cammino per portare l'uomo a Cristo ed al Padre.

Quel cammino è percorribile soltanto all'Unità. E Unità si traduce in un Uomo ed una Donna insieme. Due corpi per un'anima sola, destinata a riformare l'Origine e Dio stesso.

 

Anche con Paolo VI, purtroppo, la Chiesa non percorse troppa strada. Forse, però, gettò le basi per l'Uomo Nuovo, venuto dall'Est.

Woityla è l'uomo che ha tre rose nel cuore:

1 - la Devozione per Maria,

2 - l'Amore per la Madre

3 - ed un ricordo dolcissimo che appartiene solo all'uomo.

È un Papa diverso, uno straniero che fa del mondo intero la Sua patria. E vorrebbe portare questa patria al Padre. Forse i Suoi passi sarebbero molto più spediti ed audaci, ma il Clero è una palla al piede e lo frena. Lui, Giovanni Paolo II, il Papa che ha fuso insieme la Bontà di Giovanni XXIII, la Genialità di Paolo VI, ed il rivoluzionario che era nel cuore di quel Giovanni Paolo I morto troppo presto, riesce ugualmente a camminare e procede. Le sue mani stringono quelle di tre donne ed il sentiero di Cristo si fa più facile.

Grazie Woityla!

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