HISTORIA

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EL FAYUM

la California dell'Impero Egizio

 

Dopo il suicidio di Cleopatra, la terra dei Faraoni passò sotto la dominazione romana e, sulla riva ovest del Nilo, fiorì la California dell'Impero.

Nel 1997, attraverso splendidi dipinti ed oggetti di uso quotidiano, rivivono in uno straordinario viaggio nel tempo, quando l'Oriente conviveva con l'Occidente, l'arte e la bellezza di quel momento storico.

Duemila anni fa venivano dedicati, a questi signori dell'antichità, i più celebri ritratti, che prendono il nome dalla necropoli che ne ha conservato nel tempo, grazie al magico clima secco, le qualità ed il fascino. L'oasi di El Fayum, che si estende rigogliosa ad ovest del Nilo (circa 60 Km a sud del Cairo), ospita la piramide di Meidum e la necropoli che ritorna a noi dal buio del passato.

Nel periodo romano El Fayum ebbe numerose chiese cristiane, distrutte successivamente dai musulmani. Dalle rovine e dagli scavi contemporanei ci ritornano preziosi papiri, con frammenti di testi letterari e di documenti privati egizi, greci e copti (in gran parte trasferiti e conservati ad Oxford, Berlino e Vienna.

 

Tra i più importanti reperti della zona è la serie di ritratti, dipinti su tavolette di legno (o su lino) dal 1° al 4° sec. d.C., che ha già fatto il giro del pianeta, non ultima la mostra a Roma.

Anche al di fuori del Fayum sono stati fatti importanti rinvenimenti da collegare alla civiltà copta (4°-8° sec. d.C.), in cui è notevole alle origini l'influsso persiano. A SE di El Medinèt si possono ammirare la piramide di Hawwara ed il famoso labirinto descritto da Strabone. Notevoli, infine, le rovine di Dime e, a SO del lago, le rovine di Qasr Qarun.

Questi ritratti sfilano come in un gigantesco album di famiglia. Sono splendide "foto" che parlano con gli occhi ed hanno reso immortali una civiltà ed una razza. Pochi nomi, nella storia universale della pittura, evocano altrettanto fascino ed ammirazione incondizionata. I ritratti, che decoravano solitamente la parte superiore (la "testa") dei sarcofaghi, ci rivelano le splendide qualità ed i livelli eccelsi raggiunti dalla maestria pittorica dell'Epoca, uguagliata in Europa solo nel periodo rinascimentale.

Anche sotto Roma, l'Egitto non rinunciò ai propri culti mortuari e, in particolare, all'abitudine di imbalsamare i defunti.

I corpi, trattati e mummificati, venivano inseriti dentro sarcofaghi, nei cui fregi si disegnava in puro stile locale il percorso che le salme avrebbero fatto prima di essere introdotte nel regno dei morti.

Grande cerimoniere del viaggio era l'inquietante dio Anubi, mezzo uomo e mezzo sciacallo, tramite indispensabile per il contatto dei defunti con le divinità e con i faraoni "santificati".

 

Sul volto delle mummie veniva apposta la maschera funebre, dipinta su tavola, cartapesta o tela rigida di lino.

Era la "carta di riconoscimento" di corpi altrimenti irriconoscibili l'uno dall'altro.

L'influsso dell'arte greca del 3° sec. nel bacino del Mediterraneo aveva diffuso il gusto per una rappresentazione della natura meno idealizzata e più vicina alla realtà ed alla partecipazione emotiva che la sua visione poteva suscitare.

I ritrattisti di Fayum avevano perciò un obiettivo preciso: rendere il morto come se fosse vivo. Quando il pennello non bastava, era il vetro intarsiato a riprodurre l'illusione di pupille animate.

Colpisce, negli effigiati, la mescolanza delle razze (latina, nord-africana, medio orientale, meticcia) e l'età media, al di sotto dei 35 anni. Sarà per questo che le fotografie pittoriche di el Fayum hanno voluto riscattare, nell'eternità della memoria collettiva, l'oltraggio di troppe esistenze spezzate prima del tempo, affidando ai morti il compito di perpetuare il ricordo vivo e fisico di una razza.

Una razza che si è estinta, ma che è in grado di resuscitare attraverso i segni più ammirevoli della sua civiltà.

Risale al 50 d.C. la maschera, in cartonnage dorato e dipinto, di una donna di nome Afrodite, ed al 100 d.C. il ritratto di Isidora.

 

La maggior parte di questi ritratti sono di funzionari e ricchi romani (e loro familiari) che costituivano la classe dominante della provincia.

Nota del Presidente: Fare un viaggio in Egitto vuol dire affrontare un'esperienza culturale che va ben al di là dei semplici scopi turistici. La visita alla Valle del Nilo, poi, lascia in tutti il desiderio di tornare e ritornare... Si diventa consapevoli di aver scoperto meraviglie insospettabili e che la maggior parte di esse sia ancora da scoprire. Ritornare, quindi, significa capire meglio e dissetare il desiderio rimasto in noi, come l'arsura del deserto. E, proprio in mezzo al deserto, sulle rive di un grande fiume, il Nilo, un popolo ha sfidato e vinto una natura dura ed ostile, creando una serie impressionante di monumenti che hanno resistito ai millenni, giungendo fino a noi come il messaggio autoctono della storia stessa. Parlo dei tesori d'Arte, delle piramidi di Ghiza e Sakkara, dei templi di Karnak e Luxor, di Edfu, Abydos, Kom Ombo, Denderah ed Abu Simbel. E parlo delle recenti scoperte nell'oasi di El Fayum (qui di seguito potete ammirarne la piramide di Meidum), dove il mistero sconfina con la scoperta ed ognuno ritrova il sapore d'un antico passato...

...ma, parlando dell'Egitto Antico, sarebbe giusto dire:

l'ultimo mistero non è ancora stato scoperto e, forse, non lo sarà mai, fino in fondo!

 

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