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FANTASY
La fantasia senza confini
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BISTURI & FATE
di Ambra FRENELLO
I.T.I.S. Barletti - Ovada 1a B
Benvenuti al General Hospital Innanzi
tutto, le mie congratulazioni per i brillanti risultati da voi ottenuti
nei tests d'ammissione al praticantato. Avete davanti a voi due anni di
lavoro massacrante. Dovrete dimostrare il vostro carattere: qui non sono
ammesse donnicciole piagnucolanti, se non tra i pazienti purtroppo!
Nervi d'acciaio, ecco cosa occorre per sopravvivere in questo mondo!
Sarete smistati in diversi reparti ed
affidati ad un Professore. Tutto chiaro?
Questa fu l'accoglienza che ci riservò il
Prof. Grant, Direttore Sanitario del Centro Medico di New York. Ci
guardammo in faccia. per leggere sui visi di tutti la stessa
preoccupazione. Eravamo in quattro: Laurie Foster, George Lorentz, Tom
Upstair.. ed io!
Il Prof Grant ci aveva lasciati a bocca
aperta, con la sua aggressività sparata a raffica. Eravamo ben consci
che la vita del dottore non fosse un viale lastricato di petali di rose,
ma le prospettive si facevano addirittura catastrofiche! Nel giro di
dieci minuti ci trovammo impacchettati ed infiocchettati nel Pronto
Soccorso del General, in compagnia del Prof. Grant e di quattro
assistenti.
Dunque, Miss Laurie Foster lavorerà con
la Prof.ssa Taylor in osteticia; Mr George Lorentz in terapia intensiva
col Prof. Moran; Miss Margareth J. Brompton qui nel pronto soccorso, al
seguito del Prof. Green, ed infine Mr Tom Upstair con me, in chirurgia.
L'assistente mi consegnò come un pacco
natalizio al Prof. Green: un uomo giovane, forse sui trentacinque anni,
alto e slanciato, con occhi di marron glacés e capelli d'oro brunito.
Sembrava gentile, comprensivo... e quasi simpatico.
Piacere, Mark Green. Tu sei Margareth
Josephine Brompton, vero?
Maggie... è più che sufficiente.
Okay, Maggie! Sei di qui, di New York?
Vengo da Boston...
E come mai da queste parti?
Ritengo che qui, considerando
l'importanza dell'ospedale, sia possibile acquisire maggior esperienza e
vedere all'opera i Prof. migliori!
L'avevo buttata lì ed ora me ne vergognavo
un po', però le mie parole sembrarono garantirmi un rapporto
"favorevole" con i futuri colleghi.
Dovetti abituarmi subito a lunghi turni di
lavoro, con velocissime pause caffè; a fronteggiare situazioni
disperate, a sorreggermi su stampelle spirituali, davanti al dolore ed
alla morte. Una cosa imparai subito: a non cedere le armi, a resistere
ad oltranza ed a rinunciare ad una vita privata. Riposi l'ìdea del
matrimonio in un cassetto di velluto rosa e persi di vista i vecchi
compagni d'armi. Rimasi in contatto solo con Laurie, che divideva con me
un appartamentino a Long Isiand. Laurie è una ragazza simpatica e piena
di vita, forse un po' troppo invadente per i miei gusti, ma il costo
dell'appartamentino era troppo salato per le mie tasche...
Quattro mesi più tardi mi sentivo già
rodata e odiavo sempre più intensamente il dover completare le cartelle
cliniche dei pazienti con i dati delle anamnesi, le diagnosi e le
terapie prescritte. Ovviamente, questi lavori "umili" sono da sempre
appannaggio di noi "cuccioli".
Uno di quei dannati giorni, trascorsi a
scrivere e trascrivere, conobbi James Stuart, un dottorino condannato ai
lavori forzati, come la sottoscritta.
Hi!
Hi, sei al primo anno di praticantato,
vero?
Già, mi chiamo Maggie...
Io James. Sono un assistente del primo
anno e sto specializzandomi in cardiochirurgia: un discepolo del Prof.
Grant, per intenderci.
Io sono con Green, una persona
squisita.
James era un po' più alto di me, con occhi
e capelli castani, timido ed introverso (l'opposto di Laurie!). Legammo
subito e ci ritrovavamo in Sala Riunioni a completar cartelle
cliniche... La sua presenza era di conforto, mi interrompeva con molta
discrezione per scambiare qualche parola e confrontare un'impressione:
scoprimmo così le nostre affinità! Amavamo entrambi i cavalli, la cucina
italiana e Mozart. Anche le nostre comuni origini irlandesi, e
l'anteporre lo studio ed il lavoro a tutto il resto, erano riflessi di
uno stesso specchio.
Ricordo ancora il primo periodo natalizio
trascorso al General. La Dott.ssa Smith, coordinatrice del Pronto
Soccorso, aveva destinato il Prof. Green, James e Maggie (proprio la
sottoscritta) all'Unità Mobile.
Gli inverni nello stato di New York sono
particolarmente rigidi, tra dicembre ed aprile, quando il clima è
influenzato dalla corrente fredda del Labrador con i venti che spirano
dall'Artide. Temporali e tormente di neve sono il pane quotidiano e
provocano danni e vittime! lo sono un tipo notoriamente freddoloso e fu
tragico salire su un'ambulanza con una temperatura esterna di venti
gradi sotto zero ed andare in giro per le strade della Grande Mela a
soccorrere le vittime del gelo. Quell'anno salvammo un paio di barboni
e, nella notte di Natale, ci consolammo con una festicciola di canti e
dolci natalizi.
Il Natale successivo ci ritrovammo di
nuovo insieme, eravamo un équipe affiatata. Tra una fetta di panettone
ed un augurio a naso freddo ricevetti una visita del tutto inaspettata:
zia Velvet.
Non potevo crederci, era proprio lei, una
delle sorelle di mia nonna (materna) emigrata dall'Irlanda negli Stati
Uniti una quarantina d'anni prima.
Zia Velvet? Cosa cifai qui?
Buon Natale, cara Maggie...
Non dirmi che sei venuta fin qui solo
per farmi gli auguri!
Sì... no, vedi: è già da un po' che
Meirne non mi lascia in pace e, nonostante sia lontana da Limerik, mi
infligge noiosi dolori in tutte le ossa e così…..
Meirne, per i non-irlandesi, è una fata
delle nostre parti.
Dai zia, fate e folletti non esistono!
Vieni con me! Con l'aiuto del Prof. Green ti farò una di quelle visite
che passerà alla storia!
Banshee! Quarant'anni in America non le
avevano fatto dimenticare le antiche tradizioni: Il mondo della zia era
ancora popolato di fate e folletti irlandesi.
Guai a te, Maggie! I mieidanni sono la
conseguenza di una cattiva azione. Io non ti ho mai raccontato di quella
volta che andai nel bosco antistante la casa della tua bisnonna per
raccogliere legna da ardere. Trovai una catasta già tagliata ed
ammonticchiata e mi risparmiai un bel po'di lavoro. Ma quella legna
apparteneva a Meirne. E' da allora che non sono più stata tranquilla ed
è uno dei motivi che mi ha convinto ad emigrare. Volevo sfuggire alla
vendetta della fata. Ma quella non ha mai smesso di cercarmi e mi ha
ritrovata.. è il suo maleficio a darmi tanto fastidio!
Gente, quando un irlandese si mette in
testa qualcosa... è meglio lasciar perdere. Per fortuna sapevo che la
zia soffriva di un po' di artrosi e di tanta arteriosclerosi, perciò fu
facile trovare il rimedio.
Comunque, in poche ore la zia aveva
monopolizzato l'attenzione di tutto il personale medico e le sue storie
magiche aleggiarono per settimane nel Pronto Sc>ccorso e... nel resto
del General. Essere la nipote di una irlandese "tuttamatta" mi aveva
reso popolare.
Eravamo in primavera quando giunse nel
nostro reparto un caso gravissimo. In uno scontro tra bande rivali, un
ragazzino di otto anni era stato colpito al cuore da una coltellata. Si
era intrufolato nel parapiglia per raggiungere il fratello maggiore, un
po' teppista, un po' incosciente. La ferita aveva leso il ventricolo
sinistro.
L'intervento era riuscito, ma le speranze
erano zero! Non avrebbe passato la notte.
Jimmy, con la testa tra le mani, si era
messo a pregare ed io, mi vergogno a dirlo, mi ritrovai a pensare alle
nostre fate, tanto per non lasciare nulla di intentato.
Uscii in giardino, a respirare la notte, e
gli occhi velati di lacrime mi regalarono visioni surreali. Nel vento
della primavera, fate e folletti danzavano al suono di antichi strumenti
e la magia dell'Irlanda fioriva con i rami ingemmati.Mi asciugai le
lacrime e tutto scomparve, insieme alla mia preghiera bambina. Il
ragazzino passò la notte e si parlò di miracolo. Le preghiere di Jimmy
(il dottor James Stuart) o l'invocazione a Meirne? Mi ritrovai con James
a colazione e lui mi abbracciò con insolita tenerezza.
Ciao Jmmy...
Ero felice di vederlo.
Come sta quel bambino?
Si sta riprendendo! Sai, ho basato
tutta la mia vita sulla logica, sul progresso tecnologico e scientifico,
ma l'inspiegabilità di questo evento e la mia assurda invocazione ad una
fata mi fanno pensare cheforse i nostri vecchi non avessero tutti i
torti. Forse, fate e folletti ci seguono da vicino, pronti ad aiutarci,
purché noi si creda in loro...
Una folata allegra di fiori ci avvolse,
scompigliandoci i capelli ed i camici. Una risata di gelsoniini spinse
Jimmy ad abbracciarmi.
Piccola Maggie, li senti? Sono fate e
folletti e ci dicono che il nostro futuro sarà ricco di sorprese...
SIPARIO, gente!
Un bacio è una faccenda privata!
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