|
AMARE È PER SEMPRE
Piccole e grandi storie d'Amore di tutti i
tempi
--------------------------------------------------------------------------------
LOVE STORY FOREVER
BIBLIOGRAFIA
Da Teresa Perego e Giuseppe Bregante
nasceva a Riva Trigoso (GE) Antonietta:
UN CUORE DI FANCIULLA SU DUE ALI DI
FARFALLA.
Studiando dalle Suore di Maria
Ausiliatrice, acquisì quella dolce sensibilità contemplativa e la
devozione per la Vergine che le dureranno per tutta la vita.
Sposatasi, ai tempi della guerra (i
terribili anni '40), con Raffaele Rivolo, Conte di Arnelli (BG), allora
militare, generò tre figlie: la primogenita e, successivamente, due
gemelle alla lunga distanza di sei anni. Il desiderio del maschio, a cui
tramandare il titolo, era sempre presente nel marito, che dovette
accontentarsi di essere posto " in minoranza".
Un matrimonio
d'indivisibilità-indissolubile, un Amore "per sempre", che durò nel
mondo un tempo breve, perchè a soli quarantacinque anni il consorte
moriva d'infarto, lasciando lei e la prole alla mercè di tanti; soli,
senza i denti agguerriti dalla sapiente lotta per vincere...
Fu così che entrò nella famiglia, si fa
per dire, e spadroneggiò in veste di "tutore" un qualcuno che si
autodefinì l'unico amico confidente del marito, "Il suo factotum". Come
sospettare?... e lui diede libero avvio a quel crescendo negativo che
porterà poi Antonietta alla morte per tumore al cervello. Siamo nel
1976!
Di lei si può argomentare che fu un fiore
troppo delicato per essere defraudato di sé: sbattuto e fustigato fino
all'appassimento.
E non per farsi anima, ma struttura
portante dei suoi giorni vuoti, oberata da responsabilità e da traumi.
Lei che viveva nel sogno del marito, che mai aveva conosciuto i problemi
stretti della sopravvivenza, ma aveva amato il cuore nella carità
cristiana.
Ad Antonietta, dolce, stupendo anemone di
maggio, nasturzio protetto dei suoi giorni al sole, creatura delicata,
fragile e fragrante, amica delle favole e del Grande Cuore di madre, va
il ricordo supremo ed il richiamo all'eternità di "quell'amore" che
rimase unico, indelebile, contro i torpori del tempo, le ragnatele della
cogitazione e le intemperie delle sue domande a Dio.
Le resterà la Fede ferma, incrollabile e
genuflessa nella rassegnazione... in un bouquet dei suoi fiori
preferiti: i settembrini.
Una colonia di occhi,
volti alla Madonna delle rose, rosse!
E si risponderà un 14 febbraio, giorno di
S. Valentino, quando disse alla figlia maggiore: "Papà è venuto a
prendermi, abbi cura di te e delle tue sorelle e non piangere per me,
sto raggiungendo la mia anima".
Un intervento chirurgico in extremis, il
tentativo di un uomo-medico nell'Ospedale di Alessandria, il coma
irreversibile e poi più nulla di sensibile: la morte clinica accertata
da un elettroencefalo ed elettrocardiogramma piatti.
Due parallele nere per dire che tutto era
finito.
Quando guardi oltre l'orizzonte,
quando la vela si fa cielo
e l'anima ritrova in sé se stessa,
l'amore è un attimo di luce,
d'eternità nel sempre...
Una storia delicata, soffice, di trine
frastagliate, antica e vaporosa, autentica, nobile e pudica, una visione
giovane che può scendere come una lacrima, passeggera furtiva, sul
capezzale di chi muore! Ma unisce l'impossibile al possibile e lo
possiede, registrato da una macchina che è tecnica, al passo coi tempi,
e diventa evidenza vigile, a sorpresa, anche per dei medici svezzati ad
Esculapio.
Occhi di ghiaccio, che si osservano
stupiti e guardano, ma non discutono od argomentano.
Sono troppo medici e scientificamente
abilitati, per ipotizzare la casualità oltre la vita... anche se
qualcosa pulsa nel cervello tralasciando le orecchie e dimenticando il
cuore.
Il fastidio del dubbio che è nell'uomo
corrode di notte, quando la vela riposa ed il sapore della pelle ha il
salato del mare.
Il cielo di stelle ti appassiona e
soprassiedi al timone.. Allora tutto lo stellato è sopra te a guardarti
tranquillo e quella quiete è un urlo inerte che perfora i timpani e
coinvolge.
C'è la possibilità emblematica di vivere,
ben oltre le pupille, la vita del sensibile e del logico?
L'uomo addiviene a patti ed ecco che la
perdita, la falla, si moltiplica per due identici e si fa quadrato: la
tua gabbia ad esistere.
L'essere non muore, si addormenta con
quelle stelle e si sveglierà forse domani, nel volo dei gabbiani, nel
grido delle sule, nella transeundità del gioco della notte e del ritorno
al divenire, in concerto di te, del tuo silenzio.
Lì non si manifesta l'uomo e neppure Dio.
Lì devi toccare il fondo per rinascere ed esporti alla nuova
considerazione di te, a patto che tu l'abbia ed a patto che si voglia.
Un sempreverde dimenticò l'inverno... Ma
non per questo crebbe di più e non per questo si allungò la vita.
C'è un tempio di pomelli azzurri in cui
c'è speranza di rinascita, ma si va oltre la carne, si sconfina nel
senso della morte...
Io, che in quel momento avevo il cuore in
mano, l'ho afferrato con rabbia e l'ho raccolto come un fiore di vento
del tempo all'infinito.
Il fiore ha certezza di sè e le radici in
cielo , ma si capovolge col profumo sulla Terra.
Siamo noi a dare il senso della profondità
e della dimensione, come siamo noi a morire in ogni piatto lasciato a
metà tra chi vomita fame da ogni poro della sua stessa pelle.
Sono uomini e TU SEI UOMO! Ma hai il
coraggio di dirtelo o godi il furto come una compromissione a
sopravvivere?
Così ho raccolto il fiore che fiorisce in
cielo ed è radicato in terra.
NON E' SUPERSTIZIONE, E' SOLO ANIMA...
E la macchina della verità si fermava
nella tecnica, in un encefalogramma piatto ed in un elettrocardiogramma
che pareva un filo teso verso l'ineluttabile.
Accadde...
Sì, accadde che tutto ritornasse... a
vivere!
Che in due occhi chiusi, e clinicamente
morti, sgorgassero le lacrime, crisalidi volte verso il collo, segnando
le collinette appiattite delle gote.
Mia madre era lì.
Mi guardava dentro l'anima, l'amore mi
prendeva in tempo nella vita, mi voleva foriera della pace, nella pace
alta di me stessa.
Lei , che era stata angelo, si ritrovava
donna per venirmi incontro, a due passi dal mio sentimento infranto.
Il mare portava la sua bara, l'adagiava
sull'arenile e lei usciva, vestita d'azzurro e di sofferenza, perché
aveva convinto l'onda a spiaggiarla dove c'ero io.
Riaprendo gli occhi, vidi anche la morte.
Bisticciai con Dio, lo ricordo bene,
perché Gli chiesi il seguito mai visto e non l'acuto urlo della
lontananza.
Ma si può capire Dio?
A volte basta l'attimo di un foglio, per
scrivere in se stessi anche l'inizio!
Così feci per lei, ora madre e donna
insieme, e per mio padre, che celebrò un amore senza nome e lo rese
eterno nelle storia viva dei sopravvissuti all'Io.
L'Ego cancella e Dio osanna sempre dove
una goccia di mare si fa lacrima, però evapora nel sale amaro per salire
alta, per ripulire di sé la corona degli angeli, per farsi bere, dalle
mani giunte del Figlio, sulla croce delle possibilità.
Remote mollette d'eventi sostenevano i
miei panni, orme nel vento.
Mi sentivo fragile, indifesa, come una
mosca che s'infastidisca della sua natura d'insetto e ronzi forte, per
assordarsi, svestirsi di ali contro un vetro che la separi dalla libertà
apparente di un cielo senza nuvole e intemperie.
Trasparenze o fantasmi della notte mi
restituirono ai terrori, al temporale, all'incubo recondito di mio padre
morto, che non vidi se non nelle preghiere di mia madre, consumate con
le mani arse, inaridite dalla dura pietra, risucchiate dalla realtà di
un lurido maiale che grufolava nel pranzo anche la cena.
Beffe d'un Giuda che si spendesse,
impunito, i "suoi denari", dopo aver denunciato Cristo ed in Lui il
Padre.
Censimento a Getzemani.
Son morta nelle gocce di sangue colate dai
capelli ed ho rivisto Elia insieme al Cristo?
So solo che due mani hanno toccato due
palme che si sono tese.
So solo che mia madre ritoccò mio padre,
anzi, lo vide proprio che veniva a prenderla con un largo sorriso ed i
denti, aperti, mostravano la voglia di parlare, ma le parlò nell'anima
soltanto...
Il 14 febbraio, che è S. Valentino, venne
la Festa dell'amore umano, la celebrazione del senso concreto della
vita, che volge al Sacramento, nella sacralità dell'Ostia, ed
è e fu il ricordo soprattutto in questo.
Non nella ferocia dell'uomo contro l'uomo e contro il Santo.
Mia madre mi lasciò, per ritrovarmi mesta
a non saper capire: al suo funerale.
Ma l'aria era frizzante ed odorosa, il
sole uno sparviero. Sentivo la carezza del vento di mare sulla pelle; mi
pungeva lo sguardo l'azzurro di quel sale e tutto era pronto per la
tumulazione.
Una corona di fiori le diceva:
Riva Trigoso ed il tuo mare ti amano.
Un cuscino di rose gialle, screziate nella
tonalità del rosso-arancio, parlavano di me, sopra la bara.
Parlavano per me:
"Il mio piccolo cuore batte per cercarti".
Allora, non sapevo ancora che non vale
uccidere per far riposare il cuore di chi ami!
Allora non sapevo ancora che bisognasse
smettere di piangere per dar Pace a chi doveva essere al di sopra degli
eventi.
Lo imparai più tardi, sulla pelle.
Lo scolpii nel segno di me stessa.
Lo volli urlo e poi l'Ave Maria.
Una Chiesa diventava avida di gente:
l'ultimo saluto e la mia mano stanca che mi spingeva verso
l'orizzonte... facendo tetto agli occhi, oltre lo sguardo.
Così ripresi Dio con me e lei mi volle.
Così sconfissi il senso della morte per
chiamarla Vita.
Così seppi che di Dio si è vivi!
Un Amore, oltre l'orizzonte, si ritrovava
a S. Valentino.
Salutai mio padre, ritrovai mia madre
nella mia marea. Tolsi le scarpe e volli guadagnare il mare, solcarlo
con dei palloncini ben legati al cuore...
E vidi che ognuno sa che esiste e non lo
chiama e non lo confonde e, se l'ignora,
è timido di terra ed affamato dell'umidità
del solco, nel Battesimo.
Vidi mio padre salutarmi appena e tendere
il volto alla luce di mia madre.
Li vidi uniti, abbracciarsi, esistere di
me, e questo mi bastò per sempre, anche se non so ancora rassegnarmi a
Dio e Lo combatto quando prende ciò che è Suo da sempre. Prima ancora
del Gesto Creativo.
Ma ho compreso il consenso dell'uomo e la
Sua scelta.
Il libero arbitrio è che tutto ha "il
tempo" e scrive un libro che Dio registra, come il Buon Notaio, ma
guarda e tace.
A volte piange, ma per lo più sorride e
cresce di Sé, se un amore puro sopraggiunge a far da arcobaleno, tra
l'illusione ed il sogno, e gioca alla realtà apparente dell'esistenza,
che
è virtuale! Però non lo sappiamo.
Nel Grande File della Creazione
c'è solo un punto rosso dell'INIZIO.
C'è un concerto di anime stasera...
Spengi il lume
e lascia che la vita
illumini se stessa:
volerai
sopra la scogliera di un bacio
e guadagnerai un Merito Celeste
da spendere domani
a Capodanno.
|