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LE PAROLE DEGLI ALBERI
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AMICO E GIACOMINO
di Gisella Rivolo Scott
L'albero delle rondini "Amico", il
grappolo di vita dei balestrucci, non esiste più.
E' stato abbattuto per pura cattiveria.
Kociss e papà Magreb non avranno il loro
davanzale verde per venirmi a salutare in questa nuova primavera....
Così è morto, segato fino alla sofferenza
delle sue radici, il fratello minore, un altro albero, chiamato
"Giacomino": aveva poco più di 10 anni, Amico rasentava la trentina.
La crudeltà dell'uomo non ha limiti e se
ci si risponde: "era necessario", io so e loro sanno che questo non è
vero!
E' pura tracotanza della morte.
Ma contro chi ama si scatena il mondo,
quasi a voler concludere, nel gioco dei contrari, che l'amore non esiste
affatto ed è pazzo chi ci crede o lo sostenga.
Eppure, un paradiso vuoto di rami, resta
ancora cielo, capienza per dei voli arditi e voli saggi.
Un perché sgorga dal cuore e si rivolge
all'uomo. Ma l'uomo é troppo bestia per rispondergli e si trincera nel
silenzio.
L'Amico albero, che è stato tanto amato,
che è stato ossigeno, riparo, madre di nidi nobili e Natura, è morto
senza un elogio funebre.
L'uomo ha ucciso e se n'è vantato. Ne è
tutto tronfio!
Ora, del cemento usurpa il posto di quelle
radici e non c'è movimento peggiore, sulla Terra, che darsi un trono per
accecare l'anima.
Un armistizio cieco su due piedi zoppi si
spinge nella nebbia dell'inverno... Amico non c'è più.
Ci sono io a ricordarlo ed a farlo vivere
di me dentro un ricordo e convinco il cuore a battere più forte nella
speranza della Resurrezione ed attendo Pasqua.
Ci fu un momento in cui inventai il
cielo
gli diedi l'anima di un giglio
nell'inverno.
Mi feci perseguitata e fui persecutore
perché pregai che la Giustizia non
avesse limiti.
Ma c'è sempre un momento di speranza
quando anche l'assassino conta le sue
ore
e prega Dio perché gli faccio scudo
della scure.
Ebbene,
se Giacomino e Amico mi avessero
guardata
oltre il dolore della morte
avrei letto il perdono per l'uomo che
non sa
che finge di emettere sentenze
per spartire la divinità del Cristo.
Quale uomo
può dire d'essere migliore d'un suo
consimile
se è agguerrito nella battaglia della
vita?
Gisella Rivolo Scott
QUANDO L'ALBERO ALZA LE SUE BRACCIA AL
CIELO
NON PREGA, EGLI SI RICONGIUNGE A DIO...
G. Scott
Il Padre è morto
dove è risorto il Figlio...
e l'uomo muore giudice di sè.
DUE ALBERI
HANNO PERDONATO:
Io ascolto il canto delle stelle
e taccio sul legno della croce.
Muto non fu più muto
che parlando convinto
con se stesso.
C'è una speranza
o anche la morte è vana
come fu la vita
a chi neppure sospetti
l'esistenza?
Gisella Rivolo Scott
Un Grazie di cuore al W.W.F. Italia - Sez.
di Alessandria - sede di Novi Ligure per la magnifica lettera
indirizzata al Sindaco di Gavi e p.c. all'A.C. "L'Ago nel Pagliaio" Loc.
Fabbrica 10 Gavi - Oggetto: taglio di essenze arboree in Località
Fabbrica di Gavi (Al)
Egregia Signora Nicoletta Albano,
Le scrivo a seguito di una comunicazione
pervenutami da parte dell'associazione culturale "L'Ago nel Pagliaio" di
Gavi, in merito al taglio di alcune pregevoli essenze arboree in
località Fabbrica.
Le premetto che una crescita culturale
diffusa in merito all'importanza degli alberi ha trovato riscontro anche
in diversi provvedimenti amministrativi e normative: ad esempio la legge
n° 113 del 29/1/92 denominata "Un albero
per ogni neonato"; le svariate iniziative dei Comuni per porre in atto
tale legge; le normative nazionali e regionali inerenti gli "Alberi
monumentali" e tutte le essenze degne di protezione, ecc. ecc...
La legge 113/92 perseguiva lo scopo di
stimolare la crescita degli spazi destinati alle alberature cittadine,
ma, soprattutto, di introdurre, a livello di amministrazione locale, la
consapevolezza della reale utilità delle piante in un contesto urbano;
il comune di Novi, ad esempio, ha applicato tale direttiva con un
progetto di aree urbane alberate periferiche (un esempio è il recente
parco urbano didattico di San Marziano).
Inutile, comunque, dilungarsi sulla
funzione sociale dell'albero: si ritiene ormai scontata tale
consapevolezza; inutile anche fornire suggerimenti ad un'amministrazione
certamente già sensibile al problema: gli alberi e il bosco sono sempre
stati parte preponderante del panorama gaviese.
Tuttavia, molto spesso, singoli cittadini
poco sensibili alla cultura del verde, ignoranti dell'utilità delle
piante, e spesso motivati da futili pretesti, ritengono di dover e poter
estirpare liberamente alberi ed arbusti dalla cui funzione traggono
beneficio anche altri cittadini, maggiormente consapevoli di questa
utilità e più sensibili ai problemi ecologici.
Un esempio di questa ignoranza mi viene
segnalato dall'associazione culturale gaviese "L'Ago nel Pagliaio" in
merito al taglio di alcuni alberi in località Fabbrica di Gavi, presso
il numero civico 10 ed alla minaccia di proseguire nell'estirpazione del
verde presente presso tale sito. Per l'esattezza, mi viene segnalato il
taglio già avvenuto di due alberi d'alto fusto, peraltro rifugio a
numerose specie di piccoli volatili.
Siccome una diffusa letteratura
amministrativa ritiene che ove non vi siano motivi pressanti di tagliare
alti fusti (ad esempio motivi di sicurezza pubblica) sarebbe opportuno
lasciar sopravvivere tali importanti presenze, anche a scapito di
ulteriori colate di cemento, Le sarei grato se Ella volesse farsi
promotrice delle istanze accennate con la presente. Peraltro, il
Sindaco, dato anche il potere carismatico che deriva dalla sua figura, e
senza voler imporre obblighi perentori a nessuno (ove lo ritenesse
opportuno), può esercitare, a nostro avviso, un'azione di
sensibilizzazione locale certamente più incisiva di quanto possano le
associazioni ambientaliste.
Sono consapevole che un'amministrazione
comunale deve risolvere spesso problemi più importanti, anche sotto il
profilo ambientale, rispetto al taglio di due alberi; tuttavia ritengo
necessario intervenire in qualche modo, prima che anche questo diventi
un problema importante: ossia, prima che l'uso indiscriminato delle
motoseghe diventi un comportamento diffuso (come ben ci insegna
l'esperienza del W.W.F.).
L'associazione "L'Ago nel Pagliaio" e
persone come la Sig.ra Rivolo esercitano già un'azione molto utile
nell'impedire un peggioramento delle qualità della vita presente e
futura dei gaviesi (e meno male che esistono), ma sono spesso presenze
isolate e richiedono un aiuto da parte anche delle istituzioni.
Ritengo pertanto che non sia da
sottovalutare neanche il taglio di un solo albero, quando questa
estirpazione, pur creando un vantaggio, sovente anche di poco conto, per
qualcuno, crea comunque un disagio per altri più attenti alle esigenze
di una miglior qualità di vita, per sé e gli altri e per quelli che
verranno.
Le sono infinitamente grato per qualsiasi
cosa Ella voglia fare per aiutare "L'Ago nel Pagliaio"
Distintamente ossequio.
Renato Milano
N.d.R. In detto stabile recentemente è
nato un bambino e sono già stati abbattuti due alberi, per adesso....
Articolo tratto da IL SECOLO XIX
Basso Piemonte, pag. 23 - martedì 25
febbraio 1997
GAVI La storia di due volatili salvati da
un'insegnante
IL RITORNO DELLE RONDINI
La straordinaria storia di due rondini,
Magreb e Kociss, forse non si ripeterà più. Pare a causa del taglio di
alcuni alberi di alto fusto. Di quella storia, già ripetutasi per due
anni consecutivi e finita su giornali, riviste e forse destinata a
diventare fumetto della "Disney", sono protagoniste le rondini ma anche
la Professoressa Gisella Rivolo, docente di scuola superiore ed
autrice-sceneggiatrice "Disney", e suo marito, in arte G. Scott,
disegnatore-creatore di fumetti.
Ora c'è di mezzo una denuncia ai
Carabinieri per minacce ed ingiurie presentata dall'insegnante e dal
fumettista e della vicenda si sta occupando la Magistratura.
Ma, intanto! Le rondini ritornano al nido
il prossimo mese, dopo aver svernato in Paesi lontani! Si ripeterà
ancora a Gavi, teatro degli avvenimenti, la storia di Magreb e Kociss?
E, magari, quella di figli e nipoti?
Senza gli alberi, che pare fossero il "trait-d'union"
indispensabile tra rondini, nido sotto il tetto della casa dirimpettaia
ed il nido sopra l'alloggio della Prof.ssa Rivolo, c'è il rischio che
non si ripeta più quella specie di "miracolo".
"I nidi sono riuscita a salvarli - dice
Gisella Rivolo - ma senza gli alberi che creavano una situazione
particolare e necessaria, forse non rivedremo mai più le due
rondinelle".
Ma ecco, brevemente la storia.
Iniziò a Tortona, quando l'insegnante,
fuori dalla scuola, raccolse il primo "cucciolo" di nome "Cielo", una
rondine caduta dal nido e che stava per essere preda di un gatto.
La portò a casa, l'allevò in cattività
(quasi impossibile per le rondini) per vari mesi.
Poi, nell'autunno, com'era giusto che
fosse, la lasciò libera di unirsi ad un volo migratorio. Eccezionale fu
l'incontro con Magreb (1)....!
La primavera successiva Magreb tornò. Fece
il nido sotto il tetto di casa, continuò a "frequentare" l'abitazione,
nacquero i rondinotti, tra cui Kociss. Anche lui rischiò (provvidenziale
l'intervento di un vicino) di finire in bocca al gatto. E si ripetè una
storia tutta singolare. Anche Kociss venne lasciato libero.
Ora si aspetta il ritorno di padre e
figlio.
Nel frattempo, la brutta vicenda degli
alberi.
Gli Scott-Rivolo si sono opposti a chi
aveva scelto la via della motosega. Su di loro sarebbero cadute
"tempeste", al punto da rivolgersi ai carabinieri. A sostegno dei
coniugi anche il W.W.F. ha scritto al Sindaco di Gavi per un intervento.
Il Presidente ricorda che una legge invita i Comuni a mettere a dimora
un albero per ogni bimbo nato.
Bruno MATTANA
Bisogna però avere
"una cultura per il verde"
che molti non hanno.
La violenza è
figlia dell'ignoranza
(1) Magreb costituisce un caso senza
precedente:
E' un CRIA di balestruccio salvato e poi
alimentato in cattività per ben NOVE MESI; ha trascorso l'inverno in
Gavi (AL), libero tra pareti domestiche, in una stanza d'appartamento.
Cucciolo, ha imparato a volare sulle note
di un valzer di Johann Strauss; per lui è stata inventata una sapiente
dieta dal famoso Dr Rainer Schneider, insignito per meriti speciali
socio de L'Ago nel Pagliaio.
La primavera successiva, liberato il 5
maggio del 1995, si è involato benissimo in un cielo completamente
azzurro. Magreb si è fatto subito il nido sopra la finestra della "sua
stanza", mantenendo il rapporto affettuoso e tenerissimo con mamma
Gisella e papà Gino. Per tutta l'estate il balestruccio andava a
dedicare serenate dolcissime, con altri balestrucci compagni, alla
"mamma" dai rami di Amico, frondosi, freschi e così lunghi da
solleticare "quel" davanzale.
Nel 1996 Magreb ritorna con moglie e
riparte... con i figli!
Va ricordato il prezioso apporto dato
dalla Dott. Ketty Van Vegghel, per la sopravvivenza di Magreb, ed il suo
interessamento amorevole.
Gisella Rivolo Scott
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